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Originale: ‘Pesadilla en Barcelona’ Javier Cercas. El País.

15 Maggio 2018

Ripetiamolo ancora una volta, magari ripetendolo riusciamo a crederci: Joaquim Torra, fiammante presidente della Generalitat, è un fanatico di Estat Català, un partito fascista o parafascista e separatista che negli anni trenta ha organizzato milizie violente con lo scopo di avviarle alla lotta armata; è fanatico anche dei suoi leader, in particolare dei celebri fratelli Badia, due terroristi e torturatori che, come ricordava ieri Xavier Vidal-Folch in questo giornale, il signor Torra ha definito “i migliori esempi dell’indipendentismo”.  La parola “fanatico” non è, come si vede, esagerata. Solo quattro anni fa, in un articolo dal titolo Pioneros de la independencia (Pionieri dell’indipendenza) pubblicato sul quotidiano El punt/Avui, il signor Torra scrive in riferimento a Estat Català e a Nosaltres Sols!, una corrente di Estat Català nata attorno a una rete paramilitare clandestina: “E oggi che il paese ha abbracciato ciò che loro difendono da tanti anni, mi sembra doveroso ricordarli e ringraziarli per tanti anni di lotta solitaria. Che lezione, che bellissima lezione!”.

 Quanto precede è più o meno noto; non lo è tanto, invece, il fatto che il partito venerato dal signor Torra è sopravvissuto alla guerra civile e al franchismo ed è resuscitato durante il periodo della Transizione democratica. Così, l’emeroteca dell’Università Autonoma di Barcellona conserva un libretto firmato da Nosaltres Sols! che, secondo lo storico Enric Ucelay-Da Cal, è stato pubblicato verso il 1980. È scritto in catalano, conta otto pagine battute a macchina, si intitola Fundamentos científicos del racismo (Fondamenti scientifici del razzismo) e si chiude così: “Per tutto questo dobbiamo considerare che la configurazione razziale catalana è più puramente bianca di quella spagnola e pertanto il catalano è superiore allo spagnolo sotto l’aspetto razziale”. Sostituendo “tedesco” a “catalano” e “spagnolo” a “ebreo”, queste parole avrebbe potuto firmarle un qualsiasi ideologo nazista da quattro soldi: sarebbe questa la lezione, la bellissima lezione che, secondo il signor Torra, noi catalani dobbiamo imparare dai suoi venerati pionieri indipendentisti? La risposta non può essere che sì, almeno a giudicare dagli articoli e tweet che il signor Torra ha scritto negli ultimi anni e che abbiamo scoperto con incredulità in questi ultimi giorni, in cui gli spagnoli appaiono senza eccezioni come esseri indesiderabili, candidati a essere cacciati dalla Catalogna (“Qui non c’è posto per tutti”, ha scritto nel 2010, riferendosi a due socialisti catalani con cognomi spagnoli). Nella sua prima intervista come candidato, il signor Torra ha dichiarato su quelle porcherie xenofobe: “Chiedo scusa se qualcuno le ha percepite come un’offesa”. Ma, uomo di Dio, come gli viene in mente! Chi, sano di mente, riterrebbe un’offesa essere definito sporco, fascista, violento e ladro, come fa lei nei suoi testi nei confronti di milioni di persone? E ora è necessaria la domanda: Il signor Torra, con la sua xenofobia selvaggia, rappresenta l’indipendentismo attuale? Era questo che si celava dietro al nazionalismo tollerante, trasversale, aperto e integrante che il nazionalismo catalano predicava in Catalogna e a cui tanti abbiamo creduto per anni (pur non essendo nazionalisti)? Si capisce molto bene che il signor Puigdemont e altri tre o quattro stolti come lui condividano le idee del signor Torra, ma, anche il PDeCAT, la vecchia Convergència di Pujol e Roca y Mas, le condivide? Le condividono ERC e la CUP, partiti che si definiscono di sinistra? E, se non le condividono, come è possibile che abbiano permesso con i loro voti che questo signore sia presidente della Catalogna? Perché non è che il signor Torra non meriti di essere il presidente della Generalitat; è che non merita di essere il rappresentante politico di nessuno, e i partiti catalani che conservano un minimo di buonsenso e dignità avrebbero dovuto esigere le sue immediate dimissioni da parlamentare. Quanto sarebbe durato sulla sua poltrona un deputato di un qualsiasi parlamento spagnolo che avesse scritto sui catalani le bestialità che questo signore ha scritto sugli spagnoli e avesse espresso quattro giorni fa il suo entusiasmo per Falange, l’equivalente spagnolo di Estat Català?

    Fino a qui, schifo e vergogna; ora è il momento della paura. Perché il signor Torra ha promesso nel Parlamento catalano di fare esattamente ciò che, in nome della democrazia e senza il minimo rispetto per la democrazia, ha fatto il suo predecessore alla presidenza della Generalitat, ciò che lo scorso autunno ha portato la Catalogna, dopo il colpo di stato innescato il 6 e 7 settembre, a vivere due mesi di follia durante i quali il paese si è diviso a metà ed è arrivato sull’orlo dello scontro civile e della rovina economica (una rovina che alcuni economisti ritengono a bassa voce difficile da evitare: una morte lenta). Naturalmente, questo xenofobo fanatico di un partito fascista o parafascista e violento si trova nelle condizioni di ottemperare alla sua promessa minacciosa, perché a partire dal suo insediamento avrà nelle sue mani un corpo armato formato da diciassettemila uomini, mezzi di comunicazione potentissimi, un budget di miliardi di euro e tutti i mezzi ingenti che la democrazia spagnola ha ceduto al governo autonomo catalano, oltre a cose come l’istruzione di decine di migliaia di bambini.  Detto questo, posso solo aggiungere che mi sentirei molto più tranquillo se il presidente della Generalitat fosse un paziente evaso dal manicomio di Sant Boi con una sega elettrica in mano.

    A volte la storia non si ripete come commedia, come credeva Marx, ma come incubo; è ciò che sta succedendo adesso in Catalogna. Il signor Torra ha ragione su un punto: da un tempo a questa parte, tutto il nazionalismo catalano e due milioni di catalani sembrano aver abbracciato le idee che negli anni trenta difendevano Estat Català e Nosaltres Sols!; la maggior parte dei separatisti non lo sanno, è chiaro, ma questo spiega che il nostro nuovo presidente sia il signor Torra.  O, detto in altro modo: ieri hanno preso il potere in Catalogna quelli che la maggior parte del nazionalismo catalano, dagli anni trenta fino a pochissimo tempo fa, considerava estremisti pericolosi, se non direttamente decerebrati. Viste le circostanze, non so se vale la pena chiedere aiuto a un governo spagnolo che non è neanche in grado di spiegare all’opinione pubblica europea cos’è che sta succedendo in Catalogna; lo chiedo allo stato democratico, agli europei, agli spagnoli e ai catalani in buona fede -compresi i separatisti catalani in buona fede-: è necessario fermare questo incubo.