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Originale: “Cataluña y el declive de la Unión Europea ”. Wilhelm Hofmeister. El País

11 apr. 2018

(Traduzione non ufficiale)

La valutazione delle violazioni della Costituzione e delle leggi da parte di Puigdemont e del suo governo dovrebbe essere lasciata nelle mani dei tribunali spagnoli

Quando, all’inizio del secolo a venire, gli storici si accingeranno a descrivere il declino dell’Unione Europea e i conseguenti conflitti nel continente, seguiranno sicuramente la tradizione di Tucidide del ricercare i pretesti (pròfasis) e le cause effettive (aitìa) del rinnovato disastro. Non risulta difficile prevedere che il comportamento in Germania nei confronti del separatismo catalano sarà riconosciuto come una delle cause effettive (aitìa)del declino dell’Unione Europea.

L’Unione Europea si basa, tra l’altro, sul presupposto di essere una comunità di democrazie liberali in un contesto di Stato di diritto. In questo momento, in Germania, questo concetto è posto seriamente in dubbio. Non solo dall’ordinanza del tribunale regionale superiore (Oberlandesgericht ) di Schleswig-Holstein, che ha concesso al leader separatista Carles Puigdemont la libertà provvisoria, ma anche dalla reazione di politici e mezzi di comunicazione che negano al Governo e alla Giustizia di Spagna la competenza per giudicare i separatisti secondo le regole dello Stato di diritto.

Per arrivare a una decisione, il tribunale del land tedesco ha stabilito analogie con lo Stato federale tedesco. Anche se, da una parte, può sembrare comprensibile, perché che il tribunale può prendere come riferimento solo il proprio contesto, d’altro lato, tuttavia, lo stesso principio di partenza è erroneo, perché la Spagna non è un Stato federale e perché le Comunità autonome in Spagna hanno una posizione costituzionale molto diversa da quella degli Stati federali in Germania. I diritti di autonomia della Catalogna superano in molti ambiti il quadro delle competenze degli Stati federati tedeschi.

Inoltre, il consenso costituzionale spagnolo è conseguenza di fatti storici completamente diversi da quelli che hanno definito l’ordine costituzionale in Germania. Questo consenso potrebbe essere definito precario per cui, tra altri motivi, la riforma della Costituzione è molto più complicata e lenta che in Germania. I padri della Costituzione spagnola decisero che fosse così per non mettere a repentaglio in modo temerario il consenso raggiunto 40 anni fa, quando la Costituzione è stata redatta e approvata da referendum. Per questo motivo, per aver apertamente violato la Costituzione —come è avvenuto con Carles Puigdemont—, nel contesto nazionale di Spagna il peso di tali violazioni è molto diverso dalla percezione possibilmente scaturita nell’estremo Nord della Germania.

Invece di concentrarsi sulle norme di base del Mandato di cattura europeo e di estradare Puigdemont in Spagna, il Tribunale distrettuale di Schleswig-Holstein ha voluto condurre nel più breve tempo possibile una valutazione qualificata dei fatti attorno al referendum illegale svolto il 1º di ottobre, qualcosa che non gli era stato richiesto e che eccedeva chiaramente le competenze del tribunale stesso.

La valutazione delle violazioni della Costituzione e delle leggi da parte di Puigdemont e del suo governo dovrebbe essere lasciata nelle mani dei tribunali spagnoli. La democrazia liberale spagnola non solo consente che persone (come Puigdemont e altri) possano candidarsi alle elezioni, pur essendosi sottratti alla giustizia con la fuga all’estero, ma dà loro anche la possibilità di accettare il mandato dall’estero e perfino di delegare il voto (oltre a percepire l’indennità!). In Germania tutto ciò sarebbe impensabile. Pertanto, non vi è alcun dubbio del fatto che i separatisti accusati avranno un processo giusto e ordinato, proprio dello Stato di diritto in Spagna. I loro avvocati avranno la possibilità di contestare i diversi punti dell’accusa, e il tribunale non sarà obbligato ad attenersi all’atto di accusa, così come il tribunale di Schleswig non si è attenuto alla richiesta di estradizione della procura.

Del tutto nefasta sarebbe la proposta che la UE o la Germania debbano assumere un ruolo di mediatori nel conflitto tra il Governo spagnolo e i nazionalisti catalani. Seppur con il rammarico per la decisione del Governo spagnolo di non mostrare un maggiore interesse per una soluzione politica della crisi e di puntare tutto su una soluzione giudiziaria, riqualificare ora Puigdemont con un’iniziativa di mediazione farebbe sì che lui si veda ancora più vicino al raggiungimento del suo obiettivo. Senza dubbio, lui prometterà di tutto pur di coinvolgere l’UE o la Germania nel conflitto. In tal caso, diventerà il padrone del processo e potrebbe aumentare senza limiti il prezzo da pagare per ottenere un accordo. I nazionalisti catalani non cercano un maggiore grado di autonomia, ma il loro obiettivo è quello di raggiungere la sovranità, cioè, la scissione dalla Spagna per fondare uno Stato proprio. Questo è un fatto che l’Unione Europea non deve e non può propiziare se vuole evitare una delle cause del suo futuro declino.

Wilhelm Hofmeister è direttore dell’ufficio di rappresentanza della Fondazione Konrad Adenauer a Madrid.

L’articolo originale è stato pubblicato dal giornale Frankfurter Allgemeine Zeitung il 10/04/2018 ed è disponibile in tedesco qui