Foto: Sara Riaño | Unsplash

Originale: “Asfixiar los espacios públicos”. El País.

9 giugno 2018

L’indipendentismo radicale si arroga il diritto di usare le strade senza autorizzazione né limite

 

Indipendentisti radicali vicini alla CUP e ai Comités de Defensa de la República hanno boicottato giovedì scorso l’omaggio a Miguel de Cervantes che la Societat Civil Catalana aveva organizzato all’Università di Barcellona.

Gli organizzatori avevano chiesto la protezione dei Mossos, e visto che il rettorato aveva optato per mantenere il perimetro senza interventi delle forze dell’ordine, hanno finito per desistere dall’esercitare i loro diritti democratici.

È necessario denunciare energicamente questa violazione delle libertà civili, che devono essere altari della libertà di pensiero e di critica. E data la reiterazione di questo tipo di eventi nelle università catalane, le autorità accademiche devono, una volta per tutte, rivendicare tutti i mezzi legali, nessuno escluso, per garantire la libertà dello spazio pubblico accademico che devono proteggere.

Tuttavia, la prima responsabilità di questo disordine spetta a chi lo causa direttamente; e ai loro rappresentanti parlamentari della minoranza antisistema e del movimento indipendentista, nessuno dei cui leader, ispiratori o dirigenti ha discreditato il barbaro boicottaggio, che sembrano reputare giustificato.

La questione è che l’indipendentismo radicale si arroga il diritto di usare tutto lo spazio pubblico senza autorizzazione né limite, ma lo nega ferocemente a chi cerca di esprimersi liberamente chiamandoli “fascisti” e perseguitandoli. La società catalana non può accettare la normalizzazione di questi comportamenti di asfissia degli spazi pubblici, chiaramente totalitari.

Se il Govern della Generalitat vuole fare onore ai suoi proclami di dialogo e ricambiare la promessa di gettare dei ponti del nuovo Governo, urge che non li faccia saltare per aria. Che non agiti lo spauracchio del ritorno all’illegalità delle leggi di desconexión, come ha fatto la sua portavoce. Perché la disobbedienza delle norme da parte del potere spiana la strada a ogni sopruso contro i diritti da loro protetti.