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Originale: “Las amistades del Le Pen catalán”. Juan Francisco Fuentes. El País.

Il separatismo catalano (Nosaltres Sols!) propose a Hitler una stretta collaborazione, basata sulle similitudini tra il pangermanismo e il pancatalanismo. Una Catalogna libera, spiegarono, creerebbe un paese amico della Germania nel Mediterraneo.

Credo che la scena non sia mai stata scritta, anche se il suo protagonista involontario, il politico socialista Luis Araquistáin, la ha raccontato alcune volte in privato, più divertito che offeso. Araquistáin era l’ambasciatore della Seconda Repubblica a Berlino quando il nazismo prese il potere. Come tale, ebbe il triste onore di essere invitato alla cena che Hitler offerse al corpo diplomatico pochi giorni dopo essere stato nominato cancelliere. L’ambasciatore spagnolo ci andò con sua moglie, Gertrude Graa, Trudy, donna bellissima, originaria della Svizzera germanofona che parlava tedesco come lingua materna e che, durante la cena, sedette alla sinistra di Hitler.

La sua bellezza nordica -la sua famiglia procedeva da un paese baltico- e il suo tedesco nativo accecarono immediatamente Hitler, che intavolò con lei un’animata conversazione. Quanto più ammirava la bellezza di Trudy, tanto più si meravigliava che avesse unito la sua vita a un personaggio così stantio come l’ambasciatore spagnolo, seduto dall’altra parte del tavolo. Alla fine, il Führer non potette resistere e porse la domanda che si stava facendo dall’inizio: “Ma Lei, come ha potuto sposare questa sottospecie di uomo?”.

La pessima opinione di Hitler sulla qualità razziale degli spagnoli ha potuto favorire i contatti che un settore del separatismo catalano mantenne con il III Reich poco prima della Guerra Civile, alla ricerca dell’appoggio tedesco all’indipendenza della Catalogna. La prova documentale la trovò anni fa lo storiografo Xosé M. Núñez Seizas nel Politisches Archiv des Auswärtigen Amts (archivio politico del Ministero degli Esteri) di Berlino. Lì si conserva un lungo memorandum in spagnolo che, nel Maggio del 1936, il gruppo separatista Nosaltres Sols! fece arrivare al Governo di Hitler mediante il consolato tedesco in Barcellona. Parte del documento consiste nel piano che aveva presentato l’anno prima un dirigente di Nosaltres Sols! al Ministero della Propaganda del III Reich. A quella proposta iniziale, stavolta era stata aggiunta un’addenda intitolata “Estensione del nostro progetto”, specificando i termini della collaborazione.

Si insisteva soprattutto sulla confluenza di interessi fra la Germania e la Catalogna rispetto alla Francia e alla Spagna, sulle somiglianze storiche fra in pangermanismo e il pancatalanismo e sul rifiuto comune dell’ordine internazionale creato dal Trattato di Versailles. Gli autori del memorandum si offrivano per impulsare la coscienza separatista nel sud della Francia, informare la Germania sugli obiettivi militari in Spagna e, in caso di guerra, fornirle gruppi armati che avrebbero potuto essere “preparati da Voi”. Il senso del piano presentato dalla “nostra organizzazione patriottica N. S. (Nosaltres Sols!) si riassumeva alla fine in un’idea molto semplice: “Una Catalogna libera rappresenterebbe per la Germania un passo definitivo nel collasso della Francia e l’esistenza di un paese amico nell’Occidente Mediterraneo”.

L’avvicinamento alla Germania nazista da parte di settori separatisti era congruente con le posizioni apertamente razziste che difendevano pubblicazioni affini (“Fonaments cientifics del racism”, Quaderns del Separatisme) e con le dichiarazioni di alcuni dei loro leader, come Batista i Roca, che cercò di nuovo di negoziare con la Germania in piena Guerra Civile; o con i tristemente famosi fratelli Badia, tornati di attualità nelle ultime settimane per l’ammirazione che assicura avere per loro Quim Torra. Le opinioni del nuovo presidente della Generalitat sugli spagnoli non si allontanano molto dal concetto di sottospecie di uomo che usò Hitler per riferirsi all’ambasciatore della Seconda Repubblica a Berlino. Non deve sorprendere, quindi, il suo sforzo per rendere omaggio a quel settore del nazionalismo catalano che negli anni Trenta si dimostrò disposto a tutto pur di ottenere, come si afferma nel memorandum consegnato al Governo di Hitler, “la libertà totale e assoluta della Catalogna”. Secondo Torra, furono “i pionieri dell’indipendenza”, uomini come Josep y Miquel Badia, Batista i Roca, Josep Dencàs e Daniel Cardona, figure di prestigio di Estat Català y Nosaltres Sols!, che in tempi difficili furono capaci di capire che l’indipendenza era l’unico cammino, senza che il regime politico vigente in Spagna, dittatoriale o democratico, monarchico o repubblicano, cambiasse per niente la situazione. “Quina lliçó, quina bellíssima lliçó!” (NdT: “Che lezione, che bella lezione!”), esclamava l’attuale presidente della Generalitat in un articolo pubblicato quattro anni fa, ignorando -o no- che tra i servizi prestati alla causa da Nosaltres Sols! si trova quella dettagliata proposta di collaborazione presentata al Governo di Hitler poco dopo la vittoria del Fronte Popolare nella Spagna.

Queste sono le pericolose amicizie che Quim Torra si è procurato deambulando per la storia dell’indipendentismo alla ricerca di eroi degni di questo nome. C’è ironia del destino nel fatto che, nel suo sforzo per render loro giustizia,  Torra riveli quello che la agitprop nazionalista aveva cercato di nascondere durante decenni d’instancabile lavoro.: le origini supremaziste e le velleità fascistoidi di alcuni dei gruppuscoli che negli anni Trenta giravano intorno a Esquerra Republicana de Catalunya e Estat Català. Questa è la fonte principale dell’ispirazione storica di colui a chi Pedro Sánchez ha chiamato il “Le Pen spagnolo”.

Sono successe molte cose nel poco tempo trascorso da quando il leader socialista ha qualificato in questi termini il presidente de la Generalitat. Il segretario generale del PSOE è appena diventato il presidente del Governo e lo ha fatto grazie ai voti di partiti che hanno nel loro DNA il suprematismo e la fobia verso ciò che è ispanico. Tra essi, c’è il PNV (NdT: Partito Nazionalista Basco), un partito il cui fondatore, Sabino Arana (a Barcellona esiste una strada a lui dedicata) ha profuso dichiarazioni razziste e antispagnole -i maketos: questi sono i nostri arabi-. Non è un caso che gli autori del memorandum di Nosaltres Sol! riservassero “ai nostri fratelli di Euskadi” un ruolo rilevante in quel gran progetto suprematista che cercava l’appoggio del III Reich.  Non c’è niente di particolare nel fatto che Quim Torra metta le sue amicizie pericolose nel Panteon degli uomini illustri del nazionalismo catalano. Al contrario, è inquietante che il leader del PSOE arrivi al potere appoggiato da gruppi politici molto lontani da quello che, per i suoi ideali e per il suo passato, deve rappresentare il socialismo spagnolo.

Appena finita la Guerra Civile, Francisco Largo Caballero fece una tremenda autocritica dell’esperienza che era stata per il PSOE la collaborazione con i partiti repubblicani -compresa ERC- durante la Seconda Repubblica: “Ci siamo imbarcati con certa gente!” Speriamo, per il bene di tutti, che Pedro Sánchez non debba mai ripetere queste parole.