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«Il conti e i racconti dell’indipendenza»- Parte III: Conclusioni

Estratti del libro: «Las cuentas y los cuentos de la independencia». Josep Borrell e Joan Llorach. Ed Catarata. 2015 

CONCLUSIONI

[…] «Abbiamo analizzato queste questioni servendoci di dati constatabili e di argomenti che crediamo convincenti, se non incontrovertibili, e che dimostrano che nulla di tutto ciò è vero. Lo abbiamo fatto perché eravamo dolorosamente stufi di ascoltare i tanti errori e menzogne su cui si basano gli argomenti che mirano a convincere della viabilità di questa indipendenza-a-costo-zero. Una cosa del genere non esiste. Ce la presentano avvolta in dati falsi per calcolare i benefici e nell’inganno di una stima dei costi pari a zero.

Abbiamo visto come la società catalana sia stata raggirata con un immaginario confronto con la Germania, con il racconto dei saldi di bilancio regionali tedeschi che non sono mai esistiti. Lo hanno raccontato in giro per il mondo in cerca di appoggio alla loro causa, senza ricevere nulla oltre al discredito che si merita chiunque dimostri di essere così male informato o una chiara volontà di ingannare.

[…] Junqueras si sbaglia e molto (o mente sfacciatamente?) quando proclama che i catalani vedono sparire, a vantaggio del resto della Spagna, la metà delle tasse che pagano. E le sue favole su quanto sarebbe ricca la Catalogna oggi se fosse diventata indipendente 25 anni fa non resistono alla minima analisi aritmetica.

[…] L’aver dato a bere questa favola all’opinione pubblica è stato un successo di comunicazione politica per gli indipendentisti, soprattutto per assenza dell’avversario. Ma è una bufala grande quanto la farsa dei saldi di bilancio regionali tedeschi che non sono mai esistiti.

Abbiamo visto che, in realtà, nessun governo centrale li calcola, e gli esempi citati non sono sistematici, la maggior parte distanti nel tempo e non avvalorano affatto il metodo usato dalla Generalitat, che è quello che consente di aumentare artificialmente il beneficio fiscale dell’indipendenza.

[…] Abbiamo spiegato che il deficit fiscale calcolato come una approssimazione a quei benefici fiscali si avvicina molto di più al 5,5% che al 8,5% dichiarato da Mas e Junqueras. E dimostrato che le spese reali che la Catalogna dovrebbe sostenere come Stato indipendente sono ampiamente sottostimate.

E neppure è vero che il confronto internazionale legittimi affermare che la Catalogna subisce una depredazione fiscale. […] la differenza è, nel peggiore dei casi, dell’ordine de 1,5% del PIL; non del 8,5%, non 16 miliardi di euro, ma 3. E per correggere un problema di questo ordine è necessario ricorrere a una dichiarazione unilaterale di indipendenza?

Abbiamo dimostrato che non è vero che il “principio di ordinalità” stabilito nello Statuto di autonomia sia disatteso. E non è questione di opinioni ma di matematica elementare come quella rivendicata da Junqueras.

[…] Qui si conclude la limitata analisi che ci eravamo proposti con questo libro. Per mancanza di spazio, non abbiamo potuto includere tutte le questioni rilevanti, tra cui le pensioni. Ma una «previdenza sociale catalana” non verserebbe in condizioni migliori di quella spagnola tali da poterle migliorare significativamente. Temiamo che la promessa di aumentarle del 10% abbia le stesse basi di immaginazione contabile del racconto dei 16 miliardi «di euro.

[…] E non abbiamo nemmeno considerato gli aspetti positivi che la permanenza in Spagna della Catalogna comporterebbe. Sappiamo già che la propaganda indipendentista, e alcuni libri di testo usati dai bambini catalani nelle scuole, presentano la Spagna come uno Stato fallito da cui è meglio staccarsi e la Catalogna come un qualcosa di diverso. Certo, la Spagna non è una panacea, è un paese con problemi che la crisi ha aggravato, come in Catalogna. Ma noi crediamo che ci siano troppi legami: personali, affettivi, economici e commerciali, perché la separazione non sia traumatica.

[…] Finiamo la lunga serie di citazioni con cui abbiamo illustrato questo libro con quella dello scrittore peruviano stabilitosi a Barcellona Santiago Roncagliolo: […]

Per decenni il loro bilinguismo perfetto è stato indice di una società colta, orgogliosa di sé e al contempo aperta al dialogo. La protezione del catalano nelle scuole è stato un esempio per le lingue autoctone americane, prima di diventare l’esatto contrario: uno sforzo per cancellare l’altro.

Basati su un’alta concezione del loro stesso cosmopolitismo, i nazionalisti stanno costruendo una società più provinciale. Non importa quanto siano enormi le loro bandiere nelle piazze e negli stadi. Non importa quanto urlino forte in catalano e in inglese. Non importa quante ambasciate vogliono aprire. Il loro unico progetto culturale è far precipitare orgogliosamente la Catalogna verso l’irrilevanza” » [166]


[166] El País

[NdT] L’articolo di Roncagliolo citato in questo libro è stato tradotto da Voices from Spain ed è disponibile in inglese e in italiano

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