Estratti del libro: “Las cuentas y los cuentos de la independencia”. Josep Borrell e Joan Llorach. Ed Catarata. 2015 

CAPITOLO 1

“Come Oriol Junqueras e Artur Mas raccontano i loro argomenti a favore dell’indipendenza”

ORIOL JUNQUERAS

«Da quando ha assunto la presidenza di ERC, Junqueras ha lavorato con determinazione e costanza per far girare il dibattito politico catalano attorno all’obiettivo da lui perseguito tutta la vita: l’indipendenza della Catalogna.

Per farlo, come lui stesso ha spiegato, usa tre tipi di argomenti:

– Quello economico: la “depredazione” fiscale subita dalla Catalogna.

– Quello politico: il diritto all’autodeterminazione della Catalogna.

– Quello dell’esempio: la gestione pubblica di ERC e soprattutto la sua come sindaco.

Sul piano economico, ha divulgato la sua convinzione secondo la quale la Catalogna potrebbe avere il livello di vita dei paesi scandinavi, ma che la depredazione fiscale da parte dello Stato spagnolo glielo impedisce:

La crisi ci sottrae molte risorse, […] ma i governi spagnoli ci sottraggono una quantità molto maggiore “. [18]

[…] Il signor Junqueras è uno dei grandi inventori della fantomatica somma di 16 miliardi di euro che “La Spagna ci ruba”, e della non meno fantomatica convinzione secondo la quale la Spagna sottrae alla Catalogna oltre la metà delle tasse pagate dai catalani: “Più della metà delle tasse che paghiamo vanno allo Stato spagnolo e non ritornano in nessun modo [20]

[…] Per illustrare la portata della “depredazione”, Junqueras la traduce in parametri legati alla vita quotidiana dei cittadini depredati, come i mutui, i livelli di disoccupazione, o i tagli al bilancio: “Ognuno di noi ogni anno regala allo Stato spagnolo tre mila euro. […] Due milioni delle vecchie pesete a famiglia media catalana già regalati, per 23 anni, fa 46 milioni di pesete. Quanto costa una casa nella vostra città? Probabilmente avreste la casa già pagata. E se qualcuno paga il mutuo avrebbe già finito di pagarlo [22].

Il prezzo che paghiamo [per la depredazione] sono 840.000 disoccupati. […] di quanti disoccupati abbiamo bisogno per indignarci? […] 1.000.000? Presto li avremo.[23]

A dicembre dello stesso anno, in un dibattito sull’emittente radiofonica RAC1, il signor Junqueras prevedeva che queste risorse aggiuntive sarebbero state disponibili immediatamente: “Avremmo 16 miliardi di euro ogni anno; […] sono quattro volte più soldi di tutti i tagli della Generalitat messi insieme […] non è difficile! [24].

[…] Con il suo singolare senso dell’aritmetica, Junqueras fa dei conti che gli permettono di narrare uno dei suoi racconti preferiti: quello secondo il quale senza l’asfissia economica rappresentata da questa “depredazione”, negli ultimi 26 anni la Catalogna avrebbe raddoppiato il suo livello di vita ogni 10 anni: “Se ogni anno non scomparisse dal nostro paese un 8% del nostro prodotto interno lordo, ogni 10 anni lo raddoppieremmo e ogni 10 anni saremmo ricchi il doppio”.

E questa depredazione non sarebbe un fatto recente: secondo il signor Junqueras, dura da oltre un quarto di secolo: “Come minimo, dura dal 1986. Dalla riforma fiscale portata avanti da Josep Borrell quando era sottosegretario di Stato alle Finanze. Dura quindi da 26 anni. Avremmo quasi quadruplicato il nostro prodotto interno lordo”. [25]

Con l’enfasi con cui lo racconta, sembra che lui ci creda davvero. In realtà il suo calcolo è riduttivo, perché non calcola bene l’interesse composto: se ogni 10 anni fossimo ricchi il doppio, con lo stesso tasso di crescita del 8% annuale, dopo 26 anni saremmo 6,84 volte più ricchi. Se la Catalogna avesse ottenuto l’indipendenza 26 anni fa, il suo reddito pro capite sarebbe oggi di 204.394 dollari l’anno. Più del doppio dell’attuale reddito del Qatar e più del quadruplo della Germania. E se fossimo “solo” quasi 4 volte più ricchi, la Catalogna sarebbe comunque il paese più ricco del mondo.

[…] Ma, nonostante l’enfasi posta sul grande onere che rappresenta per la Catalogna fare parte della Spagna, la motivazione personale che spinge Junqueras a desiderare l’indipendenza non è la maggiore prosperità che una Catalogna indipendente avrebbe. Come abbiamo visto nella citazione di Junqueras del capitolo introduttivo, anche se fare parte della Spagna fosse positivo per la Catalogna, lui la desidererebbe comunque “per una questione di dignità*.

Ed è stato così sin dall’infanzia; il suo indipendentismo non è sopravvenuto per fattori economici o politici: “Io sono indipendentista da sempre e non ho avuto bisogno di una crisi economica per arrivare all’indipendentismo […], quando avevo sette anni ho fatto un sondaggio nella mia città, casa per casa. Ero convinto che la maggioranza fosse indipendentista come me”.[26]

Junqueras è laureato in Storia, anche se la racconta come gli conviene, come quando afferma che la metà degli Stati che attualmente formano I’UE no esistevano prima della Seconda Guerra Mondiale. Imprecisione che gli è valsa qualche richiamo all’ordine [27].

Ha scritto varie opere sulla storia della Catalogna, e in particolare è coautore del libro Les proclames de Sobirania de Catalunya (1640-1939), di cui firma in solitario la prefazione dal titolo “Quando impareremo?”. Nell’ultimo capoverso si legge: “Da allora, noi catalani continuiamo a sforzarci per essere spagnoli. Ogni volta, ci beviamo le promesse che dicono che tutto cambierà. E continuiamo a credere all’impossibile. Loro ci vendono aria fritta e noi abbassiamo le corna. E paghiamo pure da bere [28].

Sono, dunque, chiare la convinzione e l’emozione indipendentiste di Junqueras, sentite y praticate sin dall’infanzia e riaffermate con il suo lavoro come storico. Per Junqueras, il l’integrazione della Catalogna con la Spagna non è possibile né desiderabile. E non ha bisogno della depredazione fiscale, della sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2010 o di altre considerazioni.

Ma sa dell’esistenza di molti catalani che non condividono la stessa solida fede. Per questo usa argomenti di tipo economico in modo così incisivo. Come lui stesso dice: “l’argomento economico […] ci è servito per convincere molta gente [29].

[…] Non importa. Per Junqueras, la Catalogna ha diritto alla secessione, perché questo è un diritto naturale e universale accettato in tutto il mondo.

[…] Non sembra importargli il fatto che questo diritto non è riconosciuto né dal Diritto internazionale, né da quello della UE, né dalla Costituzione spagnola. È comprensibile che quest’ultima gli importi particolarmente poco, ma sembra ignorare però che né la Costituzione tedesca, né quella francese, né quella italiana, né quella degli USA, tanto per citare alcuni esempi rilevanti, permetterebbero un referendum di autodeterminazione di una parte del loro territorio.

[…] Questa certezza non è stata intaccata dalle dichiarazioni ufficiali di tutte le autorità comunitarie, che hanno fatto presente che la Catalogna, o la Scozia o qualsiasi altro nuovo Stato che dovesse sorgere in Europa, dovrebbe richiedere l’adesione alla UE, di cui non sarebbe automaticamente membro.

[…] Neppure vede Junqueras alcun motivo per temere ripercussioni sugli investimenti internazionali in Catalogna o sulle sedi regionali di multinazionali che da qui soddisfano la domanda del mercato spagnolo.

La seguente citazione mostra quanto ne sia convinto, pur non apportando motivazioni più forti del suo intimo convincimento:

Non mi preoccupa un eventuale allontanamento da parte delle aziende. Mi preoccuperei se pensassi che potrebbe succedere. Ma siccome sono convinto che non succederà, anzi, che succederà l’opposto, perché dovrei preoccuparmi? Insisto, i mercati sono globali [33].

[…] Per quanto riguarda il terzo argomento, quello dell’esempio, Junqueras enfatizza la sua volontà di integrazione attraverso l’affetto che bisogna mostrare ai cittadini. Con l’affetto si creano vincoli e si costruisce una comunità nazionale e un paese libero: “Il migliore argomento che abbiamo è l’esempio quotidiano, il nostro impegno, il nostro sforzo […] amare la gente è più importante che essere indipendentista, […] se li amate molto, si sentiranno amati, vorranno ciò che volete voi e vorranno costruire con voi un paese libero[34].

[…] A volte orna i suoi argomenti a favore della sua buona gestione con dati non veri.

Finiamo questo percorso per la sua dottrina, con un esempio preso da uno dei suoi temi preferiti, il miglioramento dell’istruzione e la parità di opportunità a San Vicenç: “La chiave di Sant Vicenç dels Horts e del paese sta nell’istruzione. Per esempio, l’anno scorso abbiamo avuto il 3% dei premi straordinari della scuola media superiore […] con 28.000 abitanti abbiamo la percentuale che spetterebbe a 225.000 abitanti” (225.000 è il 3% degli abitanti della Catalogna).[37]

Impressionati da un risultato così spettacolare, abbiamo provato a verificarlo. Junqueras ha fatto queste dichiarazioni nel 2014. La lista dei vincitori dei premi straordinari della Generalitat è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Catalogna. Negli ultimi cinque anni, dall’anno scolastico 2009/10 al 2013/14, secondo quanto pubblicato sul sito della Generalitat, nessuno di loro ha studiato in un centro scolastico di Sant Vincenç dels Horts.

[…] Sembrerebbe che il signor Junqueras racconti quello che gli conviene mosso più dal desiderio e dall’immaginazione che dall’accuratezza aritmetica. Usa argomenti esposti con convinzione e disinvoltura, abusando a volte dell’ignoranza dei suoi interlocutori, ma non veri. Sono puri racconti. Per quanto riguarda da un lato le cifre macroeconomiche, i ritmi di crescita e il Diritto costituzionale comparato, dall’altro la realtà che gli è più prossima e che più dovrebbe conoscere.»


[13] Evento ERC, Breda, 20 settembre 2013

[18] ERC conferenza nazionale

[20] 8TV

[22] Evento ERC

[23] Conferenza Espoli i Crisi

[24]  RAC1

[25] Conferenza Espoli i Crisi

[26] RAC1

[27] Ignacio martínez de Pisón: “La historia, señor Junqueras”, La Vanguardia

[28] Les proclames de Soberanía de Catalunya, Farrell Editors, Barcelona, 2009.

[29] Evento ANC

[33] La Sexta

[34] Evento ANC

[37] Dinar d’Emprenedors amb oriol Junqueras AIJECTV

*[NdT: Junqueras “Anche se lo Stato spagnolo fosse il più democratico, il più prospero, il più giusto e il più simpatico del mondo, vorrei comunque l’indipendenza per una questione di dignità[13] Introduzione]